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Il cammino dei Denisova

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E' un mistero che potrà essere risolto nei prossimi anni, tuttavia la domanda che si pongono gli antropologi è oggettivamente intrigante: è possibile che gli aborigeni australiani siano figli dei denisoviani? Andiamo con ordine. Nel 2008 in Siberia venne scoperta una nuova specie umana. Non un "primitivo" come può essere un australpithecus o un erectus, ma una specie molto simile a noi e ai neandertaliani; una classe tassonomica pensante, in grado probabilmente di seppellire i suoi morti, e di osservare pratiche non dissimili da quelle dell'Homo sapiens agli albori del suo cammino evolutivo. L'Homo di Denisova abitò le caverne siberiane e venne senz'altro in contatto con la nostra specie e con i neandertaliani; ci furono degli accoppiamenti e oggi ne abbiamo la prova: l'Homo sapiens è infatti caratterizzato da percentuali variabili di Dna appartenuto ai denisoviani. Ma non in modo indifferenziato. 

Esistono, di fatto, popolazioni, dove la percentuale di Dn…

L'estinzione dei mammiferi

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Fra i mali che affliggono l'ambiente ce n'è uno che pare inesorabile e irreversibile: è la frammentazione dei territori. Un fenomeno che sta mettendo a dura prova molte specie animali; specialmente quelle di grossa taglia. E' stato recentemente compiuto un lungo lavoro che ha permesso di evidenziare le specie più a rischio fra i mammiferi. I test compiuti dagli scienziati della Colorado State University, in Usa, evidenziano uno stretto rapporto fra la frammentazione degli habitat e il collo di bottiglia. Con quest'ultimo termine si intende il livello minimo oltre il quale una popolazione non può scendere: indica il numero degli esemplari che la compongono e che sotto una certa soglia è indice di estinzione. Il colpevole? L'uomo. «Per la prima volta nella storia della Terra, una sola specie, la nostra, domina il globo», racconta Kevin Crooks, professore presso il Dapartement of Fish, Wildlife, and Conservation Biology. «Ma tanto più noi siamo connessi e uniti da inf…

Il primo cane

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Si sa che il cane è il migliore amico dell'uomo e che il primo incontro fra i due sia avvenuto migliaia di anni fa. Più difficile capire dove si sia verificato. Ora, però, un nuovo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, svela l'arcano mistero: il primo addomesticamento sarebbe avvenuto a cavallo fra Nepal e Mongolia 15mila anni fa. E' il risultato di una ricerca genetica condotta in Usa. Gli esperti hanno analizzato 185mila marcatori genetici prelevati da più di 5mila cani. Sono stati messi a confronto animali che vivono allo stato brado e mantengono un pool genetico facilmente riconducibile ai canidi pre addomesticamento, con quelli "ibridi", figli di incroci dipendenti dall'attività umana. In questo modo è stato possibile risalire al filone genetico più antico che si perde negli infiniti e perduti territori dell'Asia centrale. Secondo gli studiosi il cane moderno deriva dai lupi che per primi si avvicinarono agli accampame…

L'addomesticamento delle volpi

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Per millenni l’uomo visse di caccia, di raccolta, e di quello che casualmente madre natura aveva da offrirgli. Certo, le temperature non erano quelle di oggi e metà Europa era avvolta dai ghiacci; e non era per niente facile stare al mondo. Poi, però, l’ultima grande glaciazione, la wurmiana, ebbe fine ed iniziò un periodo interglaciale; che ci contraddistingue ancora oggi e che antropologi e geologi del Quaternario indicano con il nome di Olocene. 12mila anni fa cambiarono, dunque, le abitudini dell’Homo sapiens sapiens, che all’improvviso si trovò a vivere in un contesto ambientale che, per la prima volta dalla sua comparsa, prometteva grandi disponibilità di cibo e la possibilità di conquistare ogni angolo del creato. Ci fu un’impennata della biodiversità e con essa fiorirono numerose specie che poterono soddisfare ogni nostro capriccio. Ma con la grande disponibilità di cibo, crebbe anche la nostra intelligenza e l’attitudine a riflettere sulle cose; ed è così che ci si rese conto…

Una nuova tecnica per curare le malattie genetiche

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Significa poter cambiare le sorti di una vita, destinata a svilupparsi in un certo modo e invece riprogrammata perché alcuni aspetti genetici non vengano alla luce. Un traguardo importante che promette di curare le malattie geneticamente trasmissibili. Sono moltissime, almeno 10mila, e dipendono a volte da un solo gene che fa le bizze. Dunque, se noi fossimo in grado di zittirlo, il gioco è fatto. È questo il risultato di un team americano del Massachusetts Institute of Technology (Mit) di Boston. Gli embrioni sono stati trattati con una tecnica innovativa, la Crispr, da Clustered Regularly Interspaced Short Palidromic Repeats; che agisce sulla sequenza di basi azotate che uniscono i due filamenti del Dna. Adenina, guanina, citosina e timina, interagiscono fra loro attraverso particolari legami che possono essere rotti e ricostruiti imponendo una nuova sequenza nucleotidica. Alla base il tentativo di impedire l’azione di geni che a loro volta codificano proteine specifiche, molecole f…

Il potere dei fulmini

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Le percentuali sono infinitesimali, tuttavia quando scoppia un temporale il pensiero non tralascia l’ipotesi più infausta: quella di vedere una saetta piombare su di noi fulminandoci. In India, poche ore fa, un evento monsonico particolarmente potente, ha causato la morte di undici persone, quasi tutti contadini. E nel mondo ogni anno il fenomeno riguarda più di mille persone. Fulmini e saette sono uno degli eventi più tipici della stagione estiva; se ne contano 44mila al giorno (su tutto il pianeta). Ma di cosa si tratta esattamente, e quali sono i reali rischi? Un fulmine si origina per la presenza di cariche negative nella parte più bassa di una nube temporalesca, di solito un cumulonembo, con grande sviluppo verticale; le cariche negative sono figlie dell’interazione che si instaura fra particelle di acqua e cristalli di ghiaccio. In risposta si generano al suolo delle cariche positive che preludono a una differenza di potenziale; che potrà essere compensata solo con una potente s…

Nespoli: in missione a sessant'anni

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Sessanta anni (compiuti il 6 aprile) e non sentirli. Perché non è l'età, ma il fisico e soprattutto la mente di una persona a giocarsi il tempo che passa. E se uno sta bene, perché no? Così ieri pomeriggio il nostro Paolo Nespoli, astronauta e ingegnere italiano, è decollato dal cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, per fare di nuovo visita al più grande esempio di ingegneria spaziale mai approntato dall'uomo, che domina i cieli del pianeta dalla fine degli anni Novanta: la Iss (da International Space Station). Ospiti del Pad 5, lo stesso che vide in azione l'indimenticato Yuri Gagarin, oltre al connazionale membro dell'Agenzia Spaziale Europea, lo statunitense Randy Bresnik della Nasa, e il russo Sergej Rjazanskij della Roscosmos; l'Agenzia Spaziale Russa che ha anche messo a disposizione la capsula di trasporto per raggiungere la Iss, la Soyuz; dal 2011 (anno del pensionamento dello Space Shuttle), unico mezzo con cui si può volare efficacemente nello spazio. Nov…