Ru486: tutti i segreti della pillola abortiva

Ne abbiamo sentito parlare tutti in questi giorni, ma in pochi hanno veramente capito di cosa si tratta, quali sono i rischi relativi alla sua assunzione, cosa succede esattamente in un organismo dopo averla deglutita. Stiamo parlando della famosa pillola Ru486, farmaco in grado di interrompere una gravidanza. Il 30 luglio con il via libera dell’Agenzia italiana del farmaco, il medicinale – già diffuso in molti Paesi europei – entra ufficialmente in commercio anche in Italia, ma potrà essere somministrato solo in ospedale, così come vuole la legge 194. La pillola va utilizzata entro il 49esimo giorno dalla data del concepimento, corrispondente alla settima settimana di gravidanza. Oltre questo periodo i rischi collaterali per la paziente che intende abortire aumentano: finora nel mondo le morti dovute all’assunzione della Ru486 sono state 29. Vanno poi considerati i duri contraccolpi psicologici, non sempre facili da diagnosticare. Un caso a parte l’articolo pubblicato recentemente dal New England Journal of Medicine il quale mette in luce il decesso di quattro donne trattate con la pillola abortiva, colpite da una rara malattia, l’infezione da Clostridium sordelli. In questi casi, secondo Ralph Miech – medico statunitense - il medicinale potrebbe aver interferito negativamente con il sistema immunitario, depotenziando la sua azione, a vantaggio di batteri anaerobi assai pericolosi per l’uomo. (Stando al NEJM perdono la vita con questo nuovo trattamento 1 donna su 100mila, contro lo 0,1 su 100mila di chi subisce un aborto chirurgico. Una mortalità, quindi, dieci volte maggiore). Questo farmaco non va confuso con la pillola del giorno dopo: tempi di assunzione e meccanismi di azione sono infatti diversi. La pillola del giorno dopo impedisce l’annidamento dell’ovulo nell’utero. Viene utilizzata entro 72 ore dal rapporto sessuale e si basa sull’azione di un principio attivo completamente diverso dalla Ru486, presente anche nelle comuni pillole contraccettive: cambia sostanzialmente il dosaggio, 20-30 volte superiore. Il principio attivo della Ru486 si chiama, invece, mifepristone. Si tratta di uno steroide sintetico che inibisce l’azione del progesterone, fondamentale per una buona gravidanza. L’interruzione dello sviluppo del feto, in particolare, avviene in seguito al distacco e all’eliminazione della mucosa uterina. La pillola abortiva, in pratica, si offre come alternativa all’interruzione di gravidanza ottenuta tramite il tradizionale intervento chirurgico per aspirazione (che però può essere effettuato fino alla ventesima settimana). Il medico somministra da uno a tre compresse di Ru486 di mifepristone. E in questa fase possono subentrare sintomi vari comprendenti febbre, nausea e dolori. 48 ore più tardi, se l’aborto non è ancora avvenuto, si interviene con altri medicinali specifici. Dopo circa 10 giorni la paziente è invitata a ripresentarsi in ospedale per verificare, con una semplice ecografia, l’esito definitivo dell’assunzione della pillola che, nel 99% dei casi, è riuscita nel suo scopo. La Ru486 è controindicata per chi è allergico al mifepristone, per chi presenta disordini emorragici o è in cura con anticoagulanti o cortisonici. Le prime sperimentazioni della Ru486 avvengono in Francia negli anni Ottanta presso i laboratori Roussel-Uclaf. I primi test sono condotti da Edouard Skiz e Etienne-Emile Baulieu. La pillola entra in commercio nel 1988. In seguito la Ru486 approda in Inghilterra (1990), in Svezia (1992), in Israele, Svizzera, Austria, Danimarca, Grecia, Germanica, Olanda, Spagna (1999), in Usa, Russia, Ucraina, Norvegia (2000).

(Pubblicato su http://www.milanoweb.com/ l'8 agosto 09)

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