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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2014

L'arte del pettegolezzo, da Socrate a Dostoevskij

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Pettegolare fa bene alla salute, stimola il cervello e incrementa la qualità dei rapporti interpersonali; e senza il gossip la società andrebbe a rotoli. Sono le curiose conclusioni di ricerche condotte dallo statunitense Jack Levin, autore del libro "The Inside Scoop" e professore di sociologia presso la Northeastern university di Boston, dallo studioso dell’evoluzione Nigel Nicholson, della London School of Business, e da Frank McAndrew, docente di psicologia a Galensburg, in Illinois. Gli scienziati affermano che "l’arte" di pettegolare è nata con le prime forme di Homo sapiens ed è stata l’arma con la quale l'uomo ha imparato a "stare al mondo", a difendersi da potenziali nemici e a progredire nelle sue conoscenze. Così la pensa soprattutto Frank McAndrew, il quale aggiunge che “l’abilità sociale nel capire prima degli altri la realtà dei rapporti tra i componenti del gruppo, facilitava la capacità di attrarre i propri simili, e quindi l’innata es…

Te lo dico con un messaggio

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"Ti amo", "grazie", "come stai". Sono alcune fra le frasi più usate in assoluto su tablet e smartphone. Lo dice una ricerca condotta da Swiftkey, la più popolare tastiera per prodotti hitech, ideata per Android e da poco disponibile anche per Apple. E' uno strumento in grado di correggere le parole e di suggerire il termine più idoneo per proseguire nella frase, offrendo all'utente la possibilità di mandare messaggi a grande rapidità, evitando errori; da un po’ di tempo a questa parte imita addirittura la prosa di Shakespeare, forgiando dal nulla sonetti secondo lo stile del vecchio bardo, «come un'intelligenza artificiale», si legge sul sito di Swiftkey. Il software ha analizzato milioni di frasi composte da utenti sparsi in mezzo mondo, realizzando una classifica delle locuzioni più gettonate, differenziandole in base al numero di parole impiegate. In testa con un solo lemma c'è "thanks" (grazie); con due parole, "thank yo…

Il brodo primordiale? Frutto delle eruzioni vulcaniche

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Come e quando si formarono le prime proteine dal brodo primordiale è sempre stato un mistero per gli scienziati, ma ora grazie a un nuovo studio condotto in Usa la soluzione del problema potrebbe essere vicina. Secondo il team di ricercatori guidato da Reza Ghadiri, dello Scripps Research Institute di La Jolla, California, le proteine si sarebbero sviluppate oltre tre miliardi e mezzo di anni fa, a partire dall’azione dei gas vulcanici sugli amminoacidi: i prodotti aeriformi del magma sono composti in media per più del 90% di acqua, mentre gli altri gas principali sono l’anidride carbonica, l’ossido di carbonio, l’idrogeno, l’acido solforico e cloridrico. Gli esperimenti statunitensi hanno in particolare dimostrato che gli amminoacidi sottoposti all’azione del carbonil sulfide (COS), uno dei gas minori emessi durante la fuoriuscita di lava o di altro materiale piroclastico, si aggregano tra loro per dare origine ai peptidi, le strutture basilari di cui è formata ogni proteina: le cate…

Flirt col capo: ecco come (non) ci si comporta

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È più facile per un uomo finire a letto con un capo donna che non per una donna trovarsi tra le braccia di un capo uomo. Lo dice una ricerca condotta in Belgio e pubblicata su un settimanale che si occupa di risorse umane. Lo studio, effettuato su 12.078 belgi, ha dimostrato che il 12% degli uomini sarebbe disposto ad andare a letto con il principale, contro appena l’1% delle esponenti del gentil sesso. È risultato inoltre che il 22% dei maschi ha spesso fantasie erotiche relative al superiore, mentre per le donne ciò si verifica solo nel 7% dei casi. Il motivo che induce un lavoratore ad “amoreggiare” con un capo (o una capa) sono comunque sempre le stesse: riuscire a ottenere un aumento di stipendio o un avanzamento di grado. In un altro sondaggio pubblicato dalla rivista tedesca “Lisa” si legge invece che è del 15% la percentuale di lavoratori della Middle Europa che finisce sotto le lenzuola con un principale. Mentre è del 78% quella relativa a coloro che dicono di non aver mai av…

Le alghe ripuliscono i laghi americani

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Negli Usa si sta pensando di disinquinare le acque dei laghi e dei fiumi attraverso l’impiego di alghe geneticamente modificate. È un’idea degli studiosi dell’Università dell’Ohio, che hanno ottenuto una varietà di alga in grado di neutralizzare il mercurio presente nei bacini lacustri. La proposta deriva dal fatto che si è potuto recentemente dimostrare la presenza, nei grandi laghi americani, di una massiccia quantità di metalli pesanti che hanno già provocato gravi danni all’ecosistema. Chlamydomonas, è questo il genere al quale appartiene il vegetale manipolato dagli scienziati dell’Università dell’Ohio, è l’ideale non solo per combattere il mercurio, ma anche altri elementi come il piombo, il rame, il cadmio e il nichel. La modifica genetica effettuata dagli studiosi è consistita nell’inserimento nelle alghe di un gene che codifica la produzione di proteine in grado di legare i metalli. Il risultato è una clorifita che assorbe come una spugna una grande quantità di materiale inqu…

IMMAGINI TERRESTRI

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Spettacolare fotografia della Terra... da Marte (a opera di Curiosity) 


Il nostro pianeta ripreso dall'Apollo 17, nel 1972

Terra e Luna fotografate dal Mars Reconnoissance Orbiter nel 2007  

Nuove specie scoperte... già a rischio di estinzione

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Uno studio condotto recentemente dal National Geographic asserisce che nel mondo esistono 8,7 milioni di specie. Ma se ne conoscono solo 1,2 milioni. Nonostante ciò, non passa anno senza che qualche scienziato si faccia avanti dicendo di avere scoperto una nuova forma vivente. Il più delle volte però si tratta di organismi che l'immaginario collettivo fa fatica ad apprezzare, essendo quasi sempre riconducibili a specie minuscole, talvolta appannaggio della microscopia. Eppure non mancano le sorprese: come la scoperta di animali a tutti gli effetti, di grossa taglia, che lasciano esterrefatti gli stessi studiosi. Un ultimo esempio risale a pochi giorni fa, con l'identificazione in Amazzonia di un delfino mai classificato prima d'ora, l'Araguaian Boto (Inia araguaiensis). E' stato scoperto in uno dei maggiori fiumi del Sudamerica, l'Araguaia, lungo quasi 3mila chilometri. Era dalla fine della prima guerra mondiale che non si compiva un avvistamento del genere. Va…