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Visualizzazione dei post da Novembre, 2016

Perché il sesso ha vinto?

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Il primo a fare sesso fu un pesce vissuto quattrocento milioni di anni fa: un placoderme che si aggirava minaccioso fra i fondali sabbiosi del Devoniano, protetto da una potente corazza e fornito di denti affilatissimi. Il maschio era caratterizzato da una protusione ossea che gli consentiva di raggiungere la femmina e veicolare il seme. Oggi la maggior parte dei pesci adotta una riproduzione esterna, con deposizione delle uova e successiva fecondazione. Ma all'epoca l'evoluzione tentò una strada nuova; che non venne percorsa fino in fondo: i placodermi, infatti, si estinsero e oggi solo gli squali possono dire di avere qualcosa in comune con questi antichi animali, benché contraddistinti da un'anatomia diversa. Eppure il sesso s'è rivelato il presupposto ideale per sopravvivere e consentire a una specie di progredire. Di fatto tutti i mammiferi si riproducono così. Oggi, dunque, l'argomento viene analizzato dal punto di vista comportamentale, psicologico, sociale,…

La dieta primitiva

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Allergie e intolleranze alimentari. Se si guarda alle nuove generazioni, sembrerebbero i (veri) mali del secolo. Prima della rivoluzione industriale c'erano pochissime persone colpite da queste malattie; oggi, invece, quasi tutti gli abitanti dei paesi occidentali vanno incontro, nel corso della loro vita, a qualche problema legato all'alimentazione. Perché? Di sicuro c'entra l'inquinamento, lo smog, i cambiamenti climatici, i pesticidi, ma più di ogni altra cosa il fenomeno ha a che vedere con le condizioni nutrizionali dell'uomo moderno che sono cambiate repentinamente, cogliendo impreparato l'organismo che, in un certo senso, non è in più in grado di differenziare ciò che è bene da quel che provoca problemi. Il caso più eclatante riguarda il latte. L'intolleranza al lattosio è un problema che riguarda il 50% degli italiani, cifra che sfiora il 100% nei paesi asiatici. Ma il problema è facilmente spiegabile: l'uomo non è "tarato" per assimil…

Le camere segrete della Grande Piramide di Giza

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C'è chi pensa che anche girando sotto sopra l'Egitto, non verrebbe fuori granché. L'egittologia - scienza che prese piede ufficialmente nel 1809, con la pubblicazione Description de l'Egypte voluta da Napoleone - ha fatto passi da gigante, e tutte le grandi scoperte sembrano ormai appannaggio del passato (o di qualche film alla Indiana Jones). Non tutti però sono d'accordo. Perché la tecnologia migliora e oggi sono possibili ricerche che anche solo pochi anni fa non potevano essere affrontate. E' dunque sulla base di questa considerazione che alcuni scienziati della facoltà di Ingegneria del Cairo, affiancati da esperti del French HIP Institute, affermano di avere portato a termine un grande risultato: l'individuazione di due stanze segrete nella famosa piramide di Cheope.

E' una delle costruzioni più note e importanti del panorama artistico egiziano e mondiale. Detta anche Grande Piramide di Giza, risale al 2.560 a.C., e rappresenta la tomba del faraon…

STONEHENGE SVELA NUOVI SEGRETI

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La più famosa struttura megalitica del mondo, Stonehenge, è sempre stata al centro di grandi dibattiti, relativi soprattutto al mistero che circonda il suo utilizzo. Ancora oggi non è stato chiarito il vero significato dell'imponente costruzione anglosassone, e alternativamente emerge che servisse come laboratorio astronomico, luogo di sepoltura, o tempio religioso. Da oggi, però, potremo fare maggiore luce sul complesso megalitico partendo da una nuova interessante scoperta: sotto Stonehenge, o nelle immediate vicinanze, ci sono almeno altri quindici monumenti che potrebbero aiutare a comprendere meglio le caratteristiche del luogo in rapporto agli antichi abitanti dell'Inghilterra meridionale
Si è arrivati a questi risultati grazie alle ricerche condotte da Vince Gaffney, archeologo dell'Università di Birmingham, e alle conclusioni del Stonehnege Hidden Landscape Project, quattro anni di scavi per fare luce su tutto ciò che è ancora celato nella cosiddetta Piana di Sali…

I rischi dell'ecstasy

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Anfetamine e cocaina minano la salute del cervello. I pericoli riguardano le ramificazioni dei neuroni cerebrali, i dendriti, che mettono in comunicazione tra loro tutte le cellule, e consentono il passaggio degli impulsi nervosi. In alcuni casi si è registrato uno sviluppo anomalo delle masse dendritiche, in altri invece si è avuta una riduzione. È stato inoltre appurato che le anfetamine e la cocaina riducono la capacità del cervello di modificarsi in base alle esperienze di vita. Lo studio è stato affrontato da Nora D. Volkov, del National Institute on Drug Abuse (NIDA) in collaborazione con Bryan Kolb, dell’Università di Lethbridge in Canada, e da Terry Robinson dell’Università del Michigan. I risultati sono stati diffusi dalla rivista “Proceedings of the National Academy of Sciences”.
I ricercatori hanno somministrato per venti giorni anfetamine e cocaina ai ratti. Li hanno suddivisi in due gruppi: una metà è stata destinata a gabbie “normali”, l’altra a un ambiente più complesso…

I primi eschimesi

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Le tracce di un'antica popolazione rinvenute in Alaska, potrebbero spiegare i misteri che ancora avvolgono le caratteristiche sociali e antropologiche degli Yupik, popolo indigeno di origine eschimese, assimilabile ai più famosi inuit. Si tratta di un'area di scavo nei pressi del villaggio di Quinhagak, a mille miglia dallo Stretto di Bering. 
Gli archeologi dell'Università di Aberdeen, in Scozia, guidati da Rick Kneght, hanno individuato preziosi reperti e soprattutto importanti tracce organiche degli antichi abitanti del luogo, fra cui alcune ciocche di capelli in perfetto stato di conservazione. Da qui s'intende partire per capire le relazioni con le popolazioni attuali, affidandosi anche allo studio degli isotopi che potranno confermare il tipo di dieta osservato dagli antichi alaskani. 
Il sito fu abitato durante la cosiddetta "piccola età glaciale", compresa fra i 1450 e il 1850 d.C.; un periodo di grande freddo che colpì tutto l'emisfero boreale, e c…

Orchidee ingannatrici

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Le orchidee ingannano le vespe per agevolare i processi di impollinazione. È il risultato evolutivo ottenuto da un vegetale che cresce in Australia. Chiloglottis trapeziformis – questo il nome scientifico della specie esaminata - attira i maschi della Neozeleboria cryptoides con un profumo che è lo stesso utilizzato dalle femmine per conquistare i partner, e in questo modo si assicura la sopravvivenza della specie.
Utilizza in particolare dei ferormoni, composti chimici dei quali gli imenotteri si servono anche per comunicare, orientandosi verso una fonte di cibo, o imparando a distinguere una specie amica da una straniera. Gli scienziati hanno battezzato “chiloglottone” la sostanza chimica isolata.
L’orchidea, in pratica, inganna i maschi della vespa facendogli credere di essere il partner da fecondare. Solo i vegetali guadagnano qualcosa da questa singolare relazione, mentre per il maschio dell’insetto è solo un’inutile perdita di tempo e di energie. Lo studio è stato pubblicato sull…

Occhiali per cani: al via il commercio

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Pronti a entrare in commercio in Inghilterra gli occhiali per cani. È la notizia divulgata da Christian Blank, titolare della ditta Dog–Goes di Monaco di Baviera. L’imprenditore è convinto che il nuovo prodotto di mercato sarà molto utile agli animali per proteggersi dalla luce solare, dai riflessi della neve, e dalle particelle di polvere alzate dal vento. E inoltre soddisferà le esigenze dei cittadini britannici famosi per il loro amore per gli animali domestici.

Gli occhiali per cani sono dotati di un design all’avanguardia e in particolare per i cani di piccola taglia come gli yorkshire sono addirittura caratterizzati da una montatura in oro. Il commercio di lenti per i quattro zampe riguarda già altri paesi come la Germania, gli Stati Uniti, e perfino la Corea del Sud, dove i cani più che al guinzaglio sono noti per la loro carne da mangiare.

Contrari all’invenzione della Dog–Goes ci sono alcuni veterinari che non credono proprio alla necessità di dotare i quattro zampe di occhiali…

Coma neurovegetativo: il parere di Connolly

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Il cervello delle persone in coma neurovegetativo funziona più di quanto non si pensi. È quel che sostiene John Connolly dell’Università di Dalhousie in Nova Scozia (Halifax-Canada). Lo scienziato ha studiato l’attività cerebrale di pazienti tenuti in vita dalle macchine e ha scoperto che in alcuni la funzione del cervello è tutt’altro che assente. Per Connolly, dunque, l’eutanasia è un male della società, perché contribuisce a eliminare persone che in qualche modo sono ancora vive.
Secondo lo studioso canadese una buona parte dei pazienti che si trova in coma neurovegetativo possiede infatti un certo grado di consapevolezza: il contrario di quanto ritenuto finora che vede invece gli individui che hanno subito dei gravissimi traumi incapaci di intendere e di volere. A ciò è giunto dopo aver installato degli elettrodi su quattro pazienti selezionati per l’esperimento, inerti da più di un anno. Lo scienziato si è inizialmente rivolto loro pronunciando una serie di frasi sconnesse e priv…

Cellulari da riciclo

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Riciclare i cellulari vecchi per salvaguardare l’ambiente. È la proposta della Cellular Telecommunications and Internet Association (CTIA), l’ente che riunisce le società che si occupano di cellulari e internet. Sono 80 milioni i cellulari eliminati ogni anno dai cittadini statunitensi e che potrebbero invece essere recuperati per evitare i danni dell’inquinamento tecnologico e il dispendio di materiali che ancora possono essere utili al commercio.
Nei soli Stati Uniti il mercato dei cellulari ha raggiunto cifre esorbitanti. Secondo gli ultimi dati i 150 milioni di utenti americani cambiano telefono ogni 18 mesi. Il più delle volte perché è subentrato un modello più moderno e pratico.
Ora i cellulari da “cambiare” faranno un'altra fine. Quelli che ancora funzionano verranno distribuiti nei paesi sottosviluppati; gli altri, i telefonini guasti, verranno smontati e i loro pezzi inviati di nuovo alle ditte che li fabbricano. Nelle discariche per lo smaltimento di prodotti tecnologici …

La casa anti-microbi

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È nata la prima casa antimicrobi. Si trova su una collina nei pressi della città di Los Angeles in USA. L’ha presentata AK Steel ai network americani dopo averla consegnata nelle mani dei due proprietari Ed e Madeleine Landry. La nuova casa ultratecnologica si basa sull’impiego di materiali in acciaio, ma soprattutto sull’utilizzo di una lega speciale in grado di reagire con l’ambiente per tenere lontani i microbi.
Il nuovo composto si chiama Aglon ed è stato prodotto dalla società di New York Steel Corp. La sua peculiarità è quella di liberare ioni d’argento quando viene a contatto con l’umidità presente nell’aria. In questo modo i batteri e i microrganismi che si depositano sulle sue superfici, trovandosi in una condizione inappropriata alle proprie esigenze biologiche, soccombono.Sono stati utilizzati 15 mila chili del nuovo metallo. L’Aglon è servito soprattutto per rivestire gli infissi, le maniglie, e le macchine del caffè.
All’inizio i due coniugi californiani si erano rivolti al…

Birra e chili di troppo. Un mito da sfatare

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Bere birra non fa ingrassare. Lo dice un team di ricercatori britannici e della Repubblica Ceca che ha appena condotto uno studio su 891 uomini e 1.098 donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni, tutti consumatori della bevanda a base di orzo. Secondo Martin Bobak, ricercatore inglese coinvolto nell’esperimento, è un luogo comune sostenere che la birra fa aumentare di peso, e che invece il vino o altri prodotti non fanno ingrassare.
Lo studioso ha messo in relazione gli indicatori di obesità, basati sulle misure come l’altezza, il peso, e l’indice di massa corporea, con il consumo di birra e ha scoperto che non hanno alcun legame con i chili di troppo.
Dall’esperimento è emerso che gli abitanti maschi della Repubblica Ceca sono tra i maggiori consumatori di birra. Gli uomini bevono in media 3,1 litri di birra alla settimana; le donne 0,3 litri. I bevitori pesanti sono il 3% della popolazione con 14 litri di birra alla settimana: praticamente alla media di due litri al giorno. Lo studio …

Note e neuroni: ecco come il cervello si accende ascoltando una canzone

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Tanzania, Gola di Olduvai, due milioni di anni fa. Vivevano diverse specie di ominidi che comunicavano fra loro emettendo urla e gemiti. Europa, 10mila anni fa. C'era solo l'Homo sapiens sapiens che cominciò a soffiare dentro un osso di orso delle caverne per cercare di richiamare animali da addomesticare. Sono due esempi che illustrano l'intrinseca volontà dell'uomo di cimentarsi con i suoni, e di conseguenza con ciò che ha a che vedere con il mondo della musica. Che potrebbe avere definitivamente preso piede con le prime "comunità", dove le mamme canticchiavano delle ninne nanne ai piccoli, e gli uomini modificavano con spirito critico un grido per interloquire con un proprio simile. Jaak Panksepp, neuropsicologo della Bowling Green State University, negli Stati Uniti, e padre della neuroscienza affettiva, parla di "orgasmo della pelle", per indicare il calore suscitato dall'ascolto di un suono gradito e dell'importanza che ha avuto a live…

Vampiri bulgari

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Si credeva davvero nella vampirologia, e nella possibilità che novelli zombie potessero aggirarsi per campi e villaggi a caccia di umani dalla carne fresca e giovane. Lo provò nel 2012 la scoperta di scheletri in Bulgaria, trafitti con barre di ferro, prerogativa che, secondo la tradizione, impediva ai morti di risvegliarsi. Oggi si ha, dunque, una nuova conferma di questa credenza, con il ritrovamento, sempre in Bulgaria - nei pressi della seconda più grande città della nazione, Plovdiv - di nuovi resti trattati allo stesso modo. 

Gli antropologi hanno infatti individuato una necropoli con ottanta salme, riconducibile al quindicesimo, sedicesimo secolo; i corpi dei defunti erano stati tumulati con pietre e mattoni in bocca. Sono state trovate anche molte monete antiche e tracce che lascerebbero supporre la presenza di altre sepolture sottostanti.