Il paradiso di Chernobyl


Non un ossimoro, ma quel che si sta, di fatto, concretizzando nei dintorni della località bielorussa dove nel 1986 è avvenuto il più grave disastro nucleare della storia dell'uomo. Qui un team di ricercatori dell'Università della Georgia, in Usa, ha evidenziato un indice di biodiversità molto elevato, legato alla sopravvivenza e alla convivenza di specie animali che in altri posti la competitività e la morsa antropica non rendono possibili. Cervi, lupi, volpi, alci, cinghiali, sono i protagonisti di un macrocosmo ambientale che sta prendendo forma in una delle zone più inquinate del pianeta, dove il livello radioattivo continua a rimanere superiore alla media. Gli animali prosperano e si riproducono con grande facilità perché la mancanza dell'uomo rende la loro vita meno pericolosa: non esistono barriere architettoniche, le strade sono liberamente percorribili, e non c'è il rischio di finire impallinati. Insomma, un vero e proprio paradiso terrestre. Com'è possibile? 

Nessuno lo sa. Su Current Biology emerge la potenza quantitativa e qualitativa di molte specie di mammiferi. E la cosa che stupisce di più è che gli animali non risentirebbero delle radiazioni. Cozza con uno studio effettuato tempo fa sui funghi, dove si diceva che la crescita di saccaromiceti e deuteromiceti ha subito negli ultimi trent'anni uno sviluppo abnorme. Gli animali invece stanno bene. Anzi benone. Addirittura la popolazione di lupi risulta sette volte superiore a quella di altre località "più sane". Jim Smith, a capo dello studio, colpisce per la sua prosaicità: «Se dovessimo ponderare su largo spettro l'impatto ambientale di Chernobyl potremmo dire che l'incidente non ha fatto gravi danni». 

Certo, c'è del sarcasmo in queste parole, tuttavia è evidente che sul lungo termine le popolazioni animali più progredite non hanno subito la devastazione patita da altre specie o dall'uomo stesso che è completamente scomparso dall'area in esame. E dunque gli animali hanno beneficiato anche di questo aspetto, sfruttando le case abbandonate che sono state utilizzate come ripari di super lusso. «In pratica la zona di Chernobyl contro ogni aspettative si è trasformata in una specie di riserva naturale». 

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